Nella rassegna giornalistica degli ultimi anni ricorre conmaggiore frequenza l’espressione anglosassone LOBBY e LOBBYING. Si sonoaccusate le lobbies di frenare ed ostacolare le liberalizzazioni(Corriere della Sera 8 Giugno, Lobby continua, editoriale a firmadi Angelo Panebianco). Bersani, Ministro dello sviluppo economico che più di altri hafatto delle liberalizzazioni la sua missione, ha risposto annunciandoche i prossimi protagonisti saranno i cittadini con lo strumentoreferendario. Lo strumento più adeguato appare il referendum: quelloclassico, ma anche quelli previsti dagli statuti regionali, nonchél’iniziativa di legge popolare.

Temibili infatti sono le lobbies annidate in Parlamento. A partire daquella degli avvocati (una nutrita schiera tra deputati e senatori).Per non parlare delle cordate a difesa degli interessi di compagnietelefoniche, banche, assicurazioni e notai. Silenziose nellerimostranze e pronte a tirar fuori l’emendamento giusto al momentoopportuno. Ecco allora la proposta di «unalenzuolata referendaria che potrebbe partire dal basso, perché leliberalizzazioni non possono essere lasciate alle geometrie parlamentari«.

La rubrica di Piero Ostellino, Il dubbio,presente sul Corriere della Sera, già qualche anno fa titolava: «LaRepubblica fondata sugli interessi delle lobby». E poi si proseguiva: «L’Italiaè una Repubblica fondata sulle corporazioni e sulle lobby, in unaparola sugli interessi. Così, di volta in volta, che al governo ci siail centrosinistra, ovvero il centrodestra, anche la più modestaintenzione riformista si scontra con le corporazioni e le lobby chequegli interessi rappresentano. E tutto si ferma (…).Dal capitolo I del libro.